Un omaggio a Hubert de Givenchy

 

Era il 1993 quando Hubert de Givenchy vide per l’ultima volta Audrey Hepburn. Lei, distesa su un letto, stava affrontando gli ultimi mesi della sua vita. Rivolgendosi a Hubert disse: « Scegli uno di quei tre impermeabili che vedi appesi e portamelo». Lui prese uno di colore blu notte, lei se l’è stretto al petto e continuò : « Ogni volta che ti sentirai triste indossalo, io sarò con te».  Hubert, tornando a Parigi, non aveva mai pianto così tanto come in quel momento. Non la rivide più.

In occasione della mostra  a lui dedicata nel 2016 all’Aja, in Olanda, “Hubert de Givenchy. To Audrey with love”, lo stilista ha raccontato tanti aneddoti della sua vita trascorsa accanto all’amica Audrey. Hubert non la conosceva ancora quando l’attrice gli chiese di disegnare gli abiti per il suo film Sabrina. Lo stilista aveva rifiutato la sua richiesta perché era troppo impegnato. Audrey non si rassegnò e forte e decisa qual era, decise di invitarlo a cena. Hubert rimase conquistato dal grande carisma racchiuso nel corpo esile di Audrey e da quel momento nacque un sodalizio che durò fino alla morte di lei. Oggi non c’è più nemmeno Hubert de Givenchy. Quel giovane aristocratico che appena diciassettenne, nonostante il parere contrario della famiglia, iniziava a studiare Belle arti. Erano gli anni di Balmain, di Dior. Iniziò a guardare all’estro spagnolo Balenciaga, liberando le donne dai corsetti e donando loro una nuova libertà. Le clienti del suo atelier impazzirono per la blusa Bettina, dedicata alla modella francese Bettina Graziani. Givenchy inventò capi iconici che sono rimasti nella storia del costume, del cinema, dell’eleganza. Indimenticabile è il capo che nel 1961 Givenchy realizzò appositamente per Audrey : il tubino nero indossato da Holly in Colazione da Tiffany. Quell’abito diventò immediatamente l’ icona mondiale della raffinatezza e da allora non manca più nel guardaroba di ogni donna. E cosa dire dell’invenzione del balloon coat, il cappotto bombato che conquistò Jacqueline Kennedy?  Donne forti, affascinanti, intelligenti sono quelle che il couturier ebbe il privilegio di vestire: Marlene Dietrich, Greta Garbo, Lauren Bacal, Jeanne Moreau, Ingrid Bergman.

Recentemente la città francese di Calais ha celebrato il genio di Givenchy in una retrospettiva che è rimasta aperta fino al 31 dicembre 2017 con più di 80 look. A 90 anni ci teneva a dire la sua sul mondo della moda attuale. « La moda oggi? Non esiste più la moda, esistono tendenze. Vedo in giro abiti con tessuti di scarsa qualità e mi dispiace. Mi sembrano creazioni senza vita. Uno stilista che amo molto è Giorgio Armani. I suoi modelli sono sempre chic e attuali. Sono convinto che la sua moda non morirà mai. Come la mia Audrey. Credo che sia il sogno di tutte le donne sentirsi come lei». Ciò che per Givenchy era certo è che dopo la morte di  Saint Laurent la moda è completamente un’altra.

Givenchy rappresenta ben 50 anni di storia della moda. Nel 1988 decise di vendere la sua maison al gruppo LVMH rimanendo alla direzione creativa per altri 7 anni. Dopodichè, tanti furono i direttori creativi che presero le redini del marchio: ricordiamo soprattutto John Galliano, Alexander McQueen, e Riccardo Tisci che ha avuto il merito di riportare la fama della griffe agli antichi splendori. Da due stagioni il nuovo direttore creativo è la britannica Claire Waight Keller.

Uno dei ricordi più emozionanti che Givenchy ha ricordato è quello che ha come protagonista un ricevimento dalla regina Elisabetta dove andò accompagnato da Audrey. In auto verso Buckingham Palace, Audrey gli disse. « Ti rendi conto dove siamo? Pochi anni fa eravamo in guerra ».

Oggi sappiamo che un pezzo della storia della moda è andato via, ma la cosa bella di un creativo è che le sue creazioni continueranno ad essere fra noi per sempre. Il senso dell’eleganza, dello stile, della bellezza continua ad essere trasmesso di generazione in generazione in ogni donna e, soprattutto, in ogni futuro direttore creativo e non c’è modo migliore di onorarlo mettendo al centro la donna, del resto, come amava affermare Hubert: ” L’abito deve seguire il corpo della donna e non viceversa”. 

 

Foto-Hubert-de-Givenchy
Hubert de Givenchy
audrey1
Il mitico tubino nero di Audrey in Colazione da Tiffany
givenchy audrey
Givenchy e Audrey
bettina blouse
Givenchu

 

 

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