“Italiana”, 30 anni di moda in mostra fra i maestri del pret à porter e arte contemporanea.

 

“Per me ogni vestito ha una storia:
d’amore, di rabbia, di violenza.
Ogni vestito è un momento, una persona, un posto
e ogni vestito ha il suo ruolo, come in teatro.
Per cambiare vestito bisogna cambiare attitudine
e spirito e entrare in una nuova ‘parte’.
Ogni volta, ogni stagione, ogni collezione.” Walter Albini

 

Era il 1971 quando Walter Albini sceglieva Milano, anziché Firenze, per presentare la sua prima sfilata nota come “Collezione Unitaria”, facendo nascere ufficialmente il prét-à-porter italiano. Disegna, per la prima volta secondo un unico progetto, contemporaneamente per ben cinque case di moda specializzate in settori differenti, creando, tuttavia, uno stile unitario. Per Basile realizza le giacche, per Escargot i pullover, per Callaghan la maglieria, per Misterfox gli abiti da sera ed infine per Diamant’s le camicie. È proprio da questo preciso momento che inizia la narrazione della mostra ITALIANA. L’Italia vista dalla moda 1971-2001 ospitata fino a giugno presso Palazzo Reale a Milano ed inaugurata in occasione della Milano Fashion Week e promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Camera Nazionale della Moda Italiana, col supporto del Ministero dello Sviluppo Economico e Agenzia Ice. Partner dell’esposizione sono Pomellato, che con questo sostegno festeggia i 50 anni, Yoox, Net-à-Porter.

La moda italiana prende vita nella struttura del sistema industriale che si è cominciato a formare in Italia dal dopoguerra in poi. Non si deve dimenticare, infatti, che la storia della moda italiana non è fatta solamente dagli stilisti più rinomati, ma anche, e soprattutto, dalle industrie di moda che hanno contribuito alla nascita della mitologia del Made in Italy. È la storia di aziende familiari che hanno guardato con grande fiducia al settore tessile e alla creatività insita in questo ramo produttivo che ha dovuto far fronte ai cambiamenti culturali che hanno sconvolto i modi di vivere e di guardarsi: si passa dalla donna rappresentata come punto di riferimento del focolare domestico, alla donna che vive con più libertà la propria femminilità e che guarda al mondo del lavoro e allo stesso tempo l’uomo, simbolo della forza e dell’operosità, diventa più attento alle questioni di stile e del benessere. Walter Albini ha messo le basi per quella che poi è diventata l’unicità della moda italiana,  non solo tessuti cuciti che diventano giacche, gonne, camicie, ma veri e propri prodotti culturali, proponendo una moda non più dedicata solo a coloro che la divorano velocemente, ma intesa come un linguaggio che mette insieme arte e mercato, cultura e ricchezza. Le collezioni,“Prerafaellita”.
linea romantica, caratterizzata da colori pastello per abiti da spiaggia
che arrivano fino alla caviglia e quella ispirata al Grande Gatsby si muovevano proprio in quella direzione. Proprio per questa ultima collezione Albini creò quella giacca destrutturata, la giacca-camicia,  che sarà così importante nel futuro di tutta la moda italiana e non solo. Oggi la destrutturazione è uno dei mantra assoluti della contemporaneità.

La mostra parte dal 1971 fino al 2001, altra data fondamentale per il mondo della moda italiana  e non solo.
L’11 settembre ha segnato uno spartiacque, sia per la dimensione della tragedia sia perché ha cambiato molti equilibri sul mercato globale. In questi decenni gli stilisti italiani hanno saputo mescolare esperienze personali e locali senza mai essere provinciali, anzi contaminandosi con esperienze globali: Versace lo ho fatto con la Magna Grecia, Miuccia Prada con il conflitto fra borghesia milanese e realtà sociale e politica degli anni ‘70. L’unicità della moda italiana consiste nell’aver sempre concentrato la realizzazione di una collezione a partire da una ricerca di idee, esperimenti, filosofie e concetti che hanno una loro vita autonoma rispetto al prodotto. Ed è quello che sta facendo a suo modo Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci. La mostra, ideata e curata da Maria Luisa Frisa e Stefano Tonchi, racconta un periodo formidabile di creatività culturale attraverso le relazioni e scambi tra artisti, architetti, designer e intellettuali che sono diventati simboli della presenza italiana nella cultura internazionale. Le opere in mostra dialogano con i vestiti e sono scelte in modo da sottolineare ed evidenziare i temi del discorso: ci sono artisti come Michelangelo Pistoletto, Maurizio Cattelan, Elisabetta BenassiLuciano Fabro,Luigi Ontani, Alighiero Boetti, Ketty La Rocca, Gino De Dominicis. Tra i fotografi ne ricordiamo ad esempio Gian Paolo Barbieri, Giovanni Gastel, Paolo Roversi , Oliviero Toscani. Un viaggio fra arte e moda da non perdere: avete tempo fino al 6 maggio.

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