Icone: Gianni Versace, tra Magna Grecia, teatro e collezionismo.

 

Gianni Versace respirava il profumo della Magna Grecia. Si affacciava sul mare e dalla sua Reggio Calabria poteva guardare la Sicilia. Studiava al liceo classico e sentiva le suggestivo dell’Iliade e dell’Odissea. Poteva immaginare i miti fuoriuscire proprio da quel mare che porta con sé ispirazioni, suoni, ricordi, profumi. Medusa è stato il personaggio mitologico che più l’ha colpito e divenne il suo marchio di fabbrica. Chi guarda la gorgone negli occhi rimane pietrificato. Immobile. Forse era quello che voleva fare con i suoi abiti. Quella Magna Grecia che ha portato nella sua anima per sempre, fin da quando si è trasferito a Milano e poi negli Stati Uniti. Nei suoi abiti, nelle collezioni home design, Versace ricreava elementi figurativi della pittura vascolare greca, riproponendo la sontuosità dei rituali greci e latini. I bottoni ricordano le monete degli antichi tesori, altri decori invece i capitelli dorici dei templi.

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Versace era un grande collezionista di opere d’arte. Oltre a pezzi di antiquariato ha collezionato quadri di Mimmo Rotella, Frank Moore, Mimmo Paladino, Mario Schifano, Alighiero Boetti. Non si limitava ad acquistare manufatti artistici, ma intratteneva rapporti con artisti contemporanei come Pomodoro, Rotella e Veronesi. Gianni era aveva collaborato con Veronesi nell’allestimento della “Josephlegende” di Richard Strauss alla Scala, allestimento per cui avevano realizzato scene e costumi. Nel 1983 Versace creava i costumi per il “Lieb und Leid” di Gustav Mahler. L’anno successivo tocca alla realizzazione dei costumi di scena per il “Don Pasquale” di Donizetti e per il “Dyonisos“, diretto da Maurice Bejart. Al Piccolo Teatro di Milano, il coreografo belga prepara una triptych danse in onore del lancio del profumo “Versace l’Homme”. Fino alla fine degli anni ’80 collabora con le scene teatrali. Amava il teatro, infatti tante sono stati i costumi di scena realizzati per altre produzioni teatrali. Non a caso aveva dichiarato: “ Il teatro è il mio vero amore”. Anche Versace non è rimasto immune dal realizzare abiti con stampe di opere d’arte: scelse Andy Warhol per le sue creazioni. La celebre serigrafia di Marilyn Monroe è stata riproposta in mille combinazioni di colori su un tailleur corto. Aveva affermato: “ mentre lavoravo partendo da un’opera d’arte, l’opera stessa era talmente dentro di me che le idee si creavano spontaneamente, in pratica senza che io ci pensassi”. Negli ultimi anni di vita si recava spesso al Metropolitan Museum. L’arte era uno stimolo continuo. Gianni rigenerava ogni cosa e la proiettava nel futuro. Gianni Versace, da amante dell’arte a protagonista di mostre. Ricordiamo le grandi mostre al Victoria and Albert Museum di Londra, al Palais Galliera di Parigi, al Castello Sforzesco di Milano e non ultima una esposizione al MANN di Napoli nel 2017.

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Nel 2015 Donatella riprende il tema caro al fratello della Grecia nella linea di accessori Versace. Un fil rouge intramontabile e che fa rivivere lo sguardo di Gianni su quel mare antico, dove fra la leggenda della fata Morgana e un’altra tutto ha avuto inizio e lui stesso si è fatto mito.

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