Avanguardie: come il futurismo italiano ha influenzato la moda.

“Un grande poeta o un grande pittore dovranno assumere l’alta direzione di tutte le grandi case di mode femminili. La moda è un’arte come l’architettura e come la musica. Una veste femminile genialmente ideata e ben portata ha lo stesso valore di un affresco di Michelangiolo o di una Madonna del Tiziano.”

Così scriveva Volt, al secolo Vincenzo Fani, che pubblicava il 29 febbraio 1920  in «Roma Futurista» il Manifesto della moda femminile futurista. La forza del futurismo consiste in una reazione contro la staticità del mondo e questa volontà venne espressa non solo nella letteratura e nell’arte, ma anche nella moda.

“La donna futurista dovrà avere nel portare le nuove foggie di abbigliamento, lo stesso coraggio, che noi avemmo nel declamare le nostre parole in libertà, contro la ribelle asineria delle platee italiane e straniere. La moda femminile non sarà mai abbastanza stravagante. Anche qui noi cominceremo con abolire la simmetria. Faremo dei decolletés a zig zag, maniche diverse l’una dall’altra, scarpe di forma colore e altezza differenti.” 

Depero, Marinetti e Cangiullo nel 1924 con panciotti futuristi
Depero, Marinetti e Cangiullo nel 1924 con panciotti futuristi

Volt propone come devono essere realizzati i nuovi abiti: nuove simmetrie e abiti colorati sono la nuova strada da percorrere. Potremmo azzardare dicendo che Margiela abbia accolto negli anni ’80 la lezione futurista diventando l’indiscutibile padre della DESTRUTTURAZIONE.

“Noi spalancheremo le porte degli ateliers di moda alla carta al cartone al vetro, alla stagnola, all’alluminio, alle maioliche, al caucciù, alla pelle di pesce, alla tela d’imballaggio, alla stoppa, alla canapa, ai gas, alle piante fresche e agli animali viventi. Ogni donna sarà la sintesi ambulante dell’Universo.”

Viene affrontato anche il concetto contemporaneo del pret a porter , della moda accessibile a tutti, non utilizzando tessuti preziosi come la seta, ma si invita a sperimentare nuovi materiali affinchè tutte le donne possano indossare bei capi economici, soprattutto durante un periodo abbastanza difficile come quello della Prima Guerra Mondiale.

manifesto moda donnafuturista

Negli anni delle Avanguardie, la nuova figura femminile fu esaltata in tutte le sue forme, da quella sportiva a quella sofisticata ed elegante, da tre donne: Chanel, Vionnet e Schiapparelli. Vionnet sarà rivoluzionaria nella tecnica del taglio e dell’ornamento e nel 1919 la sua Maison si arricchirà della collaborazione con il futurista Thayaht. Proprio Thayaht inventerà uno dei capi di abbigliamento oggi ormai sdoganato : la tuta! La sua creazione parte dalla ricerca della forma geometrica perfetta, ovvero la T. Un  capo originariamente destinato agli operai diviene un capo di abbigliamento femminile.

Il futurismo si occupò qualche anno prima anche della moda maschile. Il manifesto della moda futurista è stato pubblicato nel 1914 da Giacomo Balla con il titolo Le vetement masculin futuriste. Manifeste. Dopo l’attentato di Sarajevo il manifesto venne ripubblicato in Italia con il titolo Il vestito antineutrale. Balla definiva “desolante funerario e deprimente” il modo di vestire abituale e suggeriva la creazione di abiti colorati e vivaci, con effetti di asimmetria e dinamismo, rispecchiando l’estetica delle loro opere artistiche.
Nella pubblicazione Vestito antineutrale si trovano diversi modelli, tra cui il Vestito rosso in un solo pezzo di Carlo Carrà, il Vestito bianco-rosso-verde di Umberto Boccioni, il Maglione verde e giacca rossa e bianca di Luigi Russolo.

Laura Biagiotti ha inaugurato porta a Londra  da aprile a giugno 2017 l’arte futurista di Giacomo Balla. La stilista ha messo a disposizione 116 opere della sua collezione privata per la mostra Giacomo Balla: Designing the Future, aperta presso la Estorick Collection of Modern Italian Art. La mostra è costituita dagli studi realizzati da Balla per la moda e comprende ci bozzetti dei primi vestiti e tessuti futuristi (1913-14) e studi per giacche e completi maschili e femminili, cravatte, scarpe, borsette, ventagli, foulard, sciarpe, maglioni, gilet, tessuti, ricami, applicazioni), e i manufatti realizzati dal 1914 al 1930. Ampio spazio  va anche agli studi di design futurista come mobili, paralumi, progetti per arredamenti, tappeti, lumi, ceramiche.

vestito futurista manifesto

Balla scriveva:

“L’umanità si vestì sempre di quiete, di paura, di cautela e d’indecisione, portò sempre il lutto, o il piviale, o il mantello. Il corpo dell’uomo fu sempre diminuito da sfumature e da tinte neutre, avvilito dal nero, soffocato da cinture, imprigionato da panneggiamenti. Fino ad oggi gli uomini usarono abiti di colori e forme statiche, cioè drappeggiati, solenni, gravi, incomodi e sacerdotali. Erano espressioni di timidezza, di malinconia e di schiavitù, negazione della vita muscolare, che soffocava in un passatismo anti-igienico di stoffe troppo pesanti e di mezze tinte tediose, effeminate o decadenti. Tonalità e ritmi di pace desolante, funeraria e deprimente…”

Seguono ben 11 punti in cui descrive e spiega come saranno i vestiti del futuro:

Gli abiti futuristi saranno dunque:

1 – Aggressivi, tali da moltiplicare il coraggio dei forti e da sconvolgere la sensibilità dei vili.

2 – Agilizzanti, cioè tali da aumentare la flessuosità del corpo e da favorirne lo slancio nella lotta, nel passo di corsa o di carica.

3 – Dinamici, pei disegni e i colori dinamici delle stoffe, (…) che ispirino l’amore del pericolo, della velocità e dell’assalto, l’odio della pace e dell’immobilità.

4 – Semplici e comodi, cioè facili a mettersi e a togliersi, che ben si prestino per puntare il fucile, guadare i fiumi e lanciarsi a nuoto.

5 – Igienici, cioè tagliati in modo che ogni punto della pelle possa respirare nelle lunghe marcie e nelle salite faticose.

 6 – Gioiosi. Stoffe di colori e iridescenze entusiasmanti. Impiegare i colori muscolari, violettissimi, rossissimi, turchinissimi, verdissimi, gialloni, aranciooooni, vermiglioni.

7 – Illuminanti. Stoffe fosforescenti, che possono accendere la temerità in un’assemblea di paurosi, spandere luce intorno quando piove, e correggere il grigiore del crepuscolo nelle vie e nei nervi.

8 – Volitivi. Disegni e colori violenti, imperiosi e impetuosi come comandi sul campo di battaglia.

9 – Asimmetrici. Per esempio, l’estremità delle maniche e il davanti della giacca saranno a destra rotondi, a sinistra quadrati. eniali controattacchi di linee.

10 – Di breve durata, per rinnovare incessantemente il godimento e l’animazione irruente del corpo.

11 – Variabili, per mezzo dei modificanti (applicazioni di stoffa, si ampiezza, spessori e disegni diversi) da disporre quando si voglia e dove si voglia, su qualsiasi punto del vestito, mediante bottoni pneumatici. Ognuno può così inventare ad ogni momento un nuovo vestito…”.

È interessante scoprire come moda e arte siano un binomio sempre più stretto. Se da una parte, infatti, la creazione estetica le accomuna, dall’altra la natura commerciale del fashion si contrappone alla libertà di espressione artistica. Ciò che è certo è che è un connubio sempre esistito durante le epoche , emblematici sono i messaggi che gli abiti hanno sempre veicolato nel corso dei secoli.

 

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